Il mondo che sognamo

Il mondo che sogniamo ha la fisionomia delle comunità dei primi discepoli: la verità della comunione (“avevano un cuore solo e un’ anima sola” At 4, 32 ss) si manifestava nel mettere in comune le proprietà e nel soccorrere ciascuno secondo il suo bisogno. E non solo tra singoli, ma anche tra le comunità cristiane c’era la condivisione di beni materiali e spirituali, lo scambio di risorse e di persone. Un nuovo stile di vita stava crescendo, come lievito che fermenta la massa.

Mettere Gesù Cristo al centro della propria esistenza e abbandonarsi al Padre provvidente, permettono alla persona di aprirsi anche agli altri, vicini e lontani, e di mettere a disposizione la propria vita e i propri beni, la propria cultura e i propri mezzi. Convertendosi al Dio di Gesù ci si converte anche all’ uomo: non c’è più  Giudeo né greco, schiavo o libero, uomo o donna, tutti sono uno in Cristo. Da questa unità nasce la fraternità e la solidarietà con tutti, ma soprattutto con i più deboli, coi più piccoli e coi più poveri dei fratelli.

I nuovi stili di vita nascono dalla scoperta della carità, dall’ imitazione di Gesù Cristo e dall’ obbedienza alla Sua parola. Nascono come esigenza della fraternità: ogni uomo è mio fratello, ha il diritto e dovere di condividere con me i miei e i suoi beni.

Siamo figli di un unico Padre pertanto OGNI UOMO E’ MIO FRATELLO e ho il dovere di prendermene cura e pensare che ogni mio gesto quotidiano ha conseguenze dirette (a corto o lungo raggio) sugli altri.

Ripensare ai nostri stili di consumo è prerogativa alla costruzione di un mondo più giusto, più umano e più fraterno.

Partiamo dal presupposto che tutto è in relazione, connesso e collegato: “La relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra” (LS 66) “Che tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri” (LS 70) “Non è superfluo insistere ulteriormente sul fatto che tutto è connesso” (LS 130) “Tutto è collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità” ( LS 240). Due idee di forza:

  • la relazione è parte costitutiva di ogni essere vivente. Ossia, siamo fatti per relazionarci, tendiamo verso gli altri e verso il Creatore (dimensione trascendentale).
  • siamo chiamati per una relazione di cura e di custodia, ossia una relazione di amore.

Il mandato biblico del “coltivare e custodire”, ricordato da Papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato, sottolinea che l’indicazione di Dio viene data a ciascun essere umano affinché possa “far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti”.

“Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare” (LS 204).

Educare ai nuovi stili di vita significa aiutare le persone a tirar fuori il meglio di se stesse, ossia tutto il bene che c’è dentro per poter mettere in atto un altro stile di vita.


La mano è  aperta perché promuove nuovi stili di vita. Le quattro dita rappresentano i quattro nuovi rapporti che dobbiamo realizzare:

  1. Nuovo rapporto con le COSE

DAL CONSUMISMO AL CONSUMO CRITICO E RESPONSABILE, DALLA DIPENDENZA ALLA SOBRIETA’, DALL’ USA E GETTA AL RIUTILIZZO E RECUPERO, DALLA MERCE AL BENE.

  1. Nuovo rapporto con le PERSONE

RECUPERARE  LA BELLEZZA DELLE RELAZIONI UMANE CHE SONO FONDAMENTALI PER LA FELICITA’ E IL GUSTO DELLA VITA

  1. Nuovo rapporto con la NATURA

DALL’ USO INDISRIMINATO DELLA NATURA ALLA RESPONSABILITA’ AMBIENTALE, DALLA MERCIFICAZIONE DEI BENI NATURALI ALL’ UTILIZZO PER IL BENE COMUNE.

  1. Nuovo rapporto con la MONDIALITA’

PASSARE DALL’ INDIFFERENZA ALLA SOLIDARIETA’, DALA CHIUSURA ALL’ APERTURA, DAL’ ASSISTENZIALISMO ALLA GIUSTIZIA SOCIALE, DALLA COMPETITIVITA’ ALLA COOPERAZIONE

Insieme costituiscono la dimensione orizzontale di un nuovo stile di vita, come pure il contesto quotidiano di nuove buone prassi.

Il pollice rappresenta il NUOVO RAPPORTO CON DIO, ossia la dimensione verticale del nostro stile di vita: quanto più la persona è in profonda comunione di vita con Dio, tanto più sarà capace di generare vita nuova, rendendo quotidiani e fruttuosi i nuovi 4 rapporti

Educare ai nuovi stili di vita significa innanzitutto educare alla sobrietà!

“La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Infatti quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona e ad ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l’ansia. Si può aver bisogno di poco e vivere molto, soprattutto quando si è capaci di dare spazio ad altri piaceri e si trova soddisfazione negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri carismi, nella musica e nell’arte, nel contatto con la natura, nella preghiera. La felicità richiede di saper limitare alcune necessità che ci stordiscono, restando così disponibili per le molteplici possibilità che offre la vita” (LS 223)