Messaggio del Santo Padre Francesco alle pontificie opere missionarie

Cari fratelli e sorelle!

Quest’anno avevo deciso di partecipare alla vostra Assemblea generale annuale, giovedì 21
maggio, festa dell’Ascensione del Signore. Poi l’Assemblea è stata annullata a causa della
pandemia che ci coinvolge tutti. E allora vorrei inviare a tutti voi questo messaggio, per farvi
giungere comunque le cose che avevo in cuore di dirvi. Questa festa cristiana, nei tempi
inimmaginabili che stiamo vivendo, mi appare ancora più feconda di suggestioni per il cammino e
la missione di ognuno di noi e di tutta la Chiesa.

Celebriamo l’Ascensione come una festa, eppure essa commemora il congedo di Gesù dai suoi
discepoli e da questo mondo. Il Signore ascende in Cielo, e la liturgia orientale racconta lo stupore
degli angeli nel vedere un uomo che con la sua carne sale alla destra del Padre. Eppure, mentre
Cristo è sul punto di ascendere al cielo, i discepoli – che pure lo hanno visto risorto – non
sembrano ancora aver capito bene che cosa è accaduto. Lui sta per dare inizio al compimento del
suo Regno, e loro si perdono ancora dietro alle proprie congetture. Gli chiedono se sta per
restaurare il regno d’Israele (cfr At 1,6). Ma quando Cristo li lascia, invece di essere tristi, tornano
a Gerusalemme «pieni di gioia», come scrive Luca (cfr 24,52). Sarebbe una stranezza, se non
fosse accaduto qualcosa. E infatti Gesù ha già promesso loro la forza dello Spirito Santo, che
scenderà su di essi a Pentecoste. Questo è il miracolo che cambia le cose. E loro diventano più
sicuri, quando affidano tutto al Signore. Sono pieni di gioia. E la gioia in loro è la pienezza della
consolazione, la pienezza della presenza del Signore.

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