Lettera di Padre Marco di Settembre 2020 – Yopougon

Carissimi amici,
vi raggiungo per condividere qualche notizia di questo tempo così particolare.
Negli ultimi mesi, anche qui in Costa d’Avorio abbiamo avuto il COVID: da metà marzo tutte le attività della Parrocchia (ad eccezione della Caritas) sono state sospese: sinceramente non è stato facile! Abbiamo cercato di utilizzare internet e le reti sociali (Facebook, WhatsApp,…) per restare in contatto almeno con una parte dei nostri parrocchiani. Temevamo una strage, come quella che si sta ancora consumando nei Paesi dell’America Latina, perché sappiamo molto bene che le infrastrutture sanitarie ivoriane sono inadeguate già per far fronte ai normali bisogni sanitari della popolazione. Non posso nascondere di aver avuto paura, direi molta paura, sia per me che per gli altri missionari che, soprattutto, per la gente.

Ho vissuto dei giorni e delle settimane non facili! La vicinanza e l’affetto delle persone mi hanno commosso e sostenuto anche in questa prova: tanti si sono fatti presenti o con una telefonata o con un messaggio per chiedere come stavamo e per avere notizie delle nostre famiglie in Italia, tanti sono stati quelli che ci hanno incoraggiato. Un giorno Claire, una signora della parrocchia, mi ha telefonato per sapere come stavamo e mi ha detto: “Sai, P. Marco, sto pregando molto per voi, perché voi avete lasciato la vostra famiglia per venire qui e noi siamo diventati la vostra famiglia. Ora questa situazione vi impedisce anche il contatto con noi e, quindi, voi siete doppiamente messi alla prova! Che Dio vi sostenga perché voi possiate sostenerci nella preghiera!”
Grazie a Dio, tutto è andato meglio delle più rosee aspettative: per quello che riguarda i dati ufficiali, si contano 117 morti da marzo ad oggi e meno di 1.100 casi attivi, dopo aver toccato il picco di oltre 6.000 casi. I dati ufficiali non sono esattamente affidabili, ma sicuramente la nostra percezione della situazione non fornisce elementi di particolare preoccupazione. Infatti, nello stesso periodo, ci sono stati più morti per ciascuna di queste malattie curabilissime: malaria, influenza, febbre tifoide, dissenteria,… Da almeno tre mesi, ormai, quasi nessuno rispetta più le cosiddette “misure barriera”: le mascherine si portano solo per entrare in certi luoghi “formali”, come la banca, la chiesa, gli uffici pubblici, certi supermercati,… e poi si rimettono in tasca o si prestano al vicino che ne è sprovvisto.

Se passeggio per le strade della nostra parrocchia, nessuno porta la mascherina o rispetta la distanza, i mercati sono affollati come sempre, le persone sono stipate come d’abitudine nei Gbakà (pulmini privati che effettuano una sorta di servizio pubblico, adattati per far stare 20 persone in un pulmino da 9), i bar sono regolarmente aperti,… Nonostante tutto, sembra che il virus qui non abbia molta incidenza. Non sono certamente in grado di spiegare questo fatto da un punto di vista scientifico, ma mi limito a constatarlo.
In questa foto sono con Olivier e Ghislaine, una coppia di cui ho potuto celebrare la Messa di matrimonio due anni fa. Lei è stata la mia prima insegnante di francese qui a Yopougon e, in poco tempo, sono diventato amico anche con Olivier. A causa del lavoro di Olivier, dopo il matrimonio sono andati ad abitare in un villaggio ad un paio d’ore di viaggio da Yopougon.

L’anno scorso, nel giorno del loro anniversario di matrimonio, sono venuti a salutarmi e mi hanno chiesto di pregare per loro e con loro perché desideravano molto avere figli, ma i figli non arrivavano. Quest’anno sono venuti a ringraziare per la vita di Abygail, la loro prima figlia!
Anche le attività della parrocchia e della Comunità stanno progressivamente riprendendo e speriamo di ricominciare l’anno pastorale “a pieno regime”.
Un fattore di preoccupazione sono le elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi a fine ottobre. Il Presidente della Repubblica attualmente in carica, Alassame Dramane Ouattara, aveva dichiarato apertamente che non si sarebbe ripresentato per un terzo mandato e il suo partito aveva già annunciato pubblicamente che il candidato sarebbe stato l’allora Primo Ministro, il quale però è morto i primi di luglio.

A quel punto, il Presidente Ouattara ha annunciato che si sarebbe ricandidato perché il suo partito non aveva il tempo di cercare un’altra persona per competere alle elezioni presidenziali. Tale scelta è stata violentemente contestata dall’opposizione, secondo la quale la costituzione ivoriana non permette che un Presidente eserciti un terzo mandato, ma per il Presidente il numero dei mandati è stato azzerato dalla riforma costituzionale del 2016. Al di là delle interpretazioni giuridiche, che non sta a me fare, constato che si stanno ponendo le condizioni per una nuova guerra civile, come quella che ha attraversato la Costa d’Avorio appena nove anni fa. Infatti, a seguito dell’annuncio del Presidente Ouattara, ci sono stati cortei di protesta in tutte le principali città del Paese: secondo i dati delle opposizioni (il governo non ha fornito alcuna cifra ufficiale!), nel corso di queste manifestazioni ci sarebbero stati una trentina di morti e diverse centinaia di feriti.

Non sono in grado di verificare questi dati, ma numerose testimonianze parlano di tiri di arma da fuoco fatti dalla polizia ad altezza d’uomo contro i manifestanti. Anche noi, a Yopougon, abbiamo avuto la nostra dose di proteste: per diversi giorni dei gruppi di giovani hanno affrontato con sassi e bastoni la polizia in tenuta antisommossa. Alcune proteste hanno avuto luogo anche davanti alla nostra parrocchia… l’aria era carica di tensione (e di lacrimogeni!). In realtà, non si è trattato di giovani attivisti, ma per la maggior parte di giovani disoccupati che, per pochi soldi, accettano di inscenare manifestazioni pro o contro un determinato partito o un certo candidato; sia il governo che l’opposizione li reclutano per i loro “bisogni” propagandistici.

Ci sono stati atti di violenza un po’ in tutto il Paese, in certe zone sono state bruciate case, negozi, attività economiche,… con danni rilevanti. Anche le donne sono scese in piazze contro il Presidente della Repubblica e questo sta a significare che la situazione è seria! Ora la calma è tornata, ma è facile prevedere che ci saranno altre proteste quando la Corte Costituzionale renderà noto quali candidati potranno effettivamente concorrere alle elezioni presidenziali, tra quelli che hanno presentato la loro domanda di candidatura.
La Chiesa Cattolica ha invitato e invita alla pace e a risolvere i problemi senza violenza.

Nei giorni scorsi, il cardinale di Abidjan (la capitale economica ivoriana) ha fatto una dichiarazione in cui, oltre ad invitare al rispetto delle leggi e a cercare soluzioni pacifiche ai problemi, ha affermato di considerare “non opportuna” la candidatura del Presidente della Repubblica per un terzo mandato. Com’era prevedibile, questa presa di posizione ha suscitato reazioni di sostegno e di critica, la più eclatante delle quali è stata portata avanti da un Ministro, dichiaratosi cattolico, che ha organizzato una conferenza stampa contro le dichiarazioni del Cardinale, nel cortile stesso della cattedrale, scatenando violente proteste ed accuse di profanazione dello spazio sacro.
Per quello che ci riguarda, ci stiamo impegnando su due fronti: la formazione e la preghiera. Stiamo cercando di aiutare i nostri cristiani a cercare sempre il bene comune, senza lasciarsi vincere dalle passioni del momento. Insieme ad alcuni dei laici più impegnati e competenti, stiamo cercando di capire come contribuire alla formazione della coscienza politica dei nostri parrocchiani.

Stiamo, poi, organizzando dei momenti di preghiera, per chiedere a Dio il dono della pace.

Carissimi amici, vi condivido queste notizie (che non trovo presenti sui media italiani) per invitare anche voi ad unirvi alla preghiera per la pace in Costa d’Avorio!

Padre Marco Canarecci

Un Piccolo Gesto,

         Un Grandissimo Dono.