Il Vangelo tra i Tribali della Foresta

La parrocchia di S.Pio X in Ca’ Ossi ha accolto venerdì 5 aprile Padre Luigi Paggi, missionario Saveriano in Bangladesh da oltre quarant’anni e ha potuto ascoltarne la preziosa testimonianza.

L’esperienza di questo sacerdote, proprio per la scelta radicale compiuta, incarna quella che da tempo è la visione abbracciata dall’ordine saveriano che si basa sulla necessità di adeguare la “nuova” missione cristiana alla peculiare realtà della miserevole condizione di vita degli ultimi a cui ha scelto di dedicarsi. Infatti, Padre Luigi ha scelto di vivere da sempre con popolazioni tribali e fuori casta, privi di identità culturale e religiosa, considerati impuri, quando non addirittura portatori di sventure. Per quattordici anni, in zone inospitali ai margini della foresta del Sunderban, ha insegnato la lingua ufficiale del paese e i rudimenti della scrittura e della lettura affinché i bambini potessero essere accolti nelle scuole governative e non fossero lasciati fuori dalle aule come degli appestati. Considerata poi sufficiente l’autonomia che era riuscito a regalare a questi fratelli si è spostato in zone ancora più a sud venendo a “scoprire” un’altra tribù che era praticamente sconosciuta alle realtà religiose locali e agli organismi governativi: i Munda.

Questo popolo, poverissimo, era stato confinato in una terra da cui faticavano a trarre il necessario per vivere, avevano radici animiste, erano pacifici, e, cosa pressoché unica in tutte le forme di “società”, evidenziavano una forte predominanza di presenze maschili su quelle femminili. Il perché Padre Paggi non tardò a scoprirlo: la mortalità era elevatissima a causa delle morti precoci di tantissime ragazzine mandate in sposa a 12/13 anni che, alla prima gravidanza non solo partorivano figli morti, ma spesso morivano esse stesse per le complicanze del travaglio.

Nasce così, circa tredici anni fa, la nuova grande sfida di questo sacerdote che, instancabile, comincia a girare per i villaggi per fermare questa piaga dilagante e non esita ad incitare alla “disobbedienza” le bambine affinché si ribellino a questi matrimoni precoci (spesso con uomini molto più vecchi) obbligate da motivi economici, ed arriva ad offrire ospitalità alla missione a quelle i cui genitori vogliono forzatamente imporre il proprio volere. Col tempo le prime ragazze che hanno fatto il percorso di riscatto, hanno studiato, hanno imparato un lavoro e guardano al futuro con uno sguardo rinnovato, diventano le vere paladine di questa missione al fianco di Padre Luigi; si organizzano in cooperativa, coinvolgono altre ragazze, indirizzano a forme lavorative (soprattutto ricamo, micro allevamento e artigianato) le donne dei villaggi. Questa “favola” ha un apice insperato quando, nel 2015, tre ragazze approdano niente meno che all’Expò di Milano e, davanti ad una platea di politici ed economisti, illustrano la loro realtà di cooperativa che, nata dal nulla, è diventata fonte di riscatto e sostegno per un popolo di cui quasi non si conosceva l’esistenza.

Il progetto “PER UN SARI ROSA” continuerà a far sì che le ragazze possano arrivare al matrimonio con la maturità e la consapevolezza di una tappa importante della loro vita e lo studio possa aprire frontiere totalmente nuove, e se alcune diventeranno maestre o infermiere o imprenditrici lo dovranno a questo schivo missionario che, unico “bianco” presente in quella terra da quarant’anni, ha dedicato loro ogni sua energia per far sì che un popolo intero riacquistasse una dignità di cui era stato derubato.

Giovani a Yopougon

Qualche domenica fa, stavo celebrando la Messa e, a metà del Credo, un

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2019-04-09T14:52:28+00:00