Giovani a Yopougon

Qualche domenica fa, stavo celebrando la Messa e, a metà del Credo, un chierichetto arriva dalla sacrestia e mi porge un piccolo foglietto. Lo leggo. Il sacrestano mi scrive di comunicare a tutti che un certo signor Jean Marc era atteso alla sacrestia.

Appena posso, comunico il messaggio alla gente e continuo tranquillamente la Celebrazione. Quando esco dalla chiesa, comincio a salutare e a benedire le persone, a scherzare con i bambini e i giovani… poi un gruppo parrocchiale mi invita a mangiare con loro perché erano in festa e, io stesso, mi scordo della comunicazione che avevo dato poco prima.

Poiché non avevo altri impegni, decido di andare a visitare una famiglia amica: quando cominciamo a parlare, la signora mi dice: “Padre, ti ricordi l’annuncio che hai dato oggi alla Messa? Sai cosa è successo?” Confesso tutta la mia ignoranza: non ne sapevo nulla e non mi ero interessato della faccenda. “La persona che tu hai chiamato –riprende la signora- abita qui vicino. È stato chiamato in sacrestia dalla moglie perché, durante la notte, suo figlio è stato ucciso non lontano dalla parrocchia e, mentre lui era a Messa, qualcuno aveva avvisato la signora di andare a prendere il cadavere del figlio…” Mi si gela immediatamente il sangue e, senza pensarci un secondo di più, chiedo alla signora di accompagnarmi a visitare questa famiglia. Arrivo in un appartamento dignitoso, ma carico di dolore. Faccio qualche semplice domanda e, poi, mi unisco al silenzio dei presenti. Dopo qualche interminabile minuto propongo di pregare un po’ e poi esco, accompagnato dal loro ringraziamento per essere passato a trovarli in una simile circostanza. Nei giorni seguenti, abbiamo cercato di stare vicino alla famiglia secondo le nostre possibilità.

Dai dialoghi successivi, abbiamo scoperto che questo giovane era uno dei tanti che, qui alla periferia di Abidjan (Costa d’Avorio), affollano i piccoli “maquis” (chiamarli “ristoranti” è un po’ azzardato!) che caratterizzano la nostra zona. Sono giovani senza opportunità e senza speranza, che spesso si procurano un po’ di soldi per bere o fumare, facendo dei piccoli lavori o dei “traffici”, più o meno leciti, rubacchiando… Questa vicenda mi ha fatto comprendere ancora di più quanto sia urgente fare qualcosa di più per i giovani e quanto siano importanti le attività che già portiamo avanti: il progetto di micro-credito “Ton demain est dans tes mains” (il tuo domani è nelle tue mani), che è sostenuto anche grazie ai frutti dell’Avvento missionario della Diocesi, vuole proprio aiutare i giovani che desiderano “creare” il loro posto di lavoro, a investire le loro forze per costruire un futuro migliore; la sensibilizzazione nelle scuole è un aiuto per far crescere nella stima di sé e delle proprie potenzialità e per proporre un’alternativa alla violenza come mezzo per risolvere i conflitti; le attività in parrocchia e i gruppi di formazione in comunità propongono un percorso di crescita ed aggregazione differente rispetto alla strada e alle “cattive compagnie”…

I giovani sono spesso molto feriti e fragili a causa della disgregazione familiare, acuita dal contesto urbano dove ci troviamo. E la vita è talmente difficile che basta “una folata di vento” per rovinarsi l’esistenza e perdere la voglia e la forza di lottare per costruire il proprio futuro. Quanti giovani che hanno perso la coscienza del loro valore e si stanno rovinando la vita! Tutto ciò che facciamo, in fondo, non ha altro scopo che far trovare (o ritrovare) la certezza di essere preziosi ed amati agli occhi di Dio! E quando si fa questa esperienza, la vita cambia radicalmente… ne sono testimone, nella mia vita e in quella di coloro che sto accompagnando!

Grazie a tutti per il sostegno, la preghiera e l’amicizia che continuano nel tempo! Vi assicuro di cuore la mia preghiera!

Marco Canarecci

Comunità Missionaria di Villaregia

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2019-03-08T18:17:41+00:00