Ricordo di Maria Teresa

Cari amici,

Andrea mi ha comunicato la notizia della morte di Maria Teresa. Da qualche giorno mi avevano avvisato della sua grave situazione e mi stavo preparando a questo momento. Se la cosa mi rattrista per la perdita di una persona cara, dall’altra mi rende felice perché finalmente la penso a fianco di Annalena: erano anni che attendevano di poter trascorrere tempo insieme per raccontarsi la Vita. Nel giugno 1995 Annalena le scriveva: “Carissima Maria Teresa, ho mille cose da dirti…è un fiume irrefrenabile ma io debbo essere più forte e porgli argini…forse ci sarà un giorno per le mille cose”.1 E finalmente il giorno dell’Eterno è arrivato!

Il mio incontro con Maria Teresa

Ho conosciuto Maria Teresa al Buon Pastore. Sapevo fosse l’amica di Annalena Tonelli, una “missionaria” forlivese che conoscevo pochissimo, nonostante fossi stato per anni e anni impegnato attivamente nella Chiesa locale. Mi avevano parlato di lei il mio parroco e qualche amico o amica. Nulla più. Nel 2014, mentre cercavamo testimoni credibili per una missione fedele alle nuove indicazioni di Papa Francesco e dell’Evangelii Gaudium, invitammo Maria Teresa a Villaregia per presentarci la figura dell’amica. Ricordo due cose di quell’8 febbraio: la sala piena di gente e la mia goffaggine nell’introdurre l’incontro dopo aver leggiucchiato qua e là qualche notizia di quella strana laica forlivese su internet. A quell’incontro Maria Teresa aprì un varco nel mio cuore: valeva la pena conoscere Annalena. Proposi così al mio prof di teologia spirituale di scrivere su di lei l’elaborato annuale e fu così che chiesi a Maria Teresa di poterla incontrare qualche volta per intervistarla. Ricordo ancora il primo dialogo presso la casa di riposo dove viveva. Seduti fuori, su di un tavolino semplicissimo, i suoi fogli, e soprattutto i suoi occhi schietti. Mi chiarì subito le idee: “se vuoi capire Annalena devi comprendere il giardiniere di uomini di Exupéry”2. E iniziò a raccontarmi dell’amica amata, con quella chiarezza e ponderatezza di coloro che sanno di toccare l’Eterno parlando di qualcosa di assolutamente prossimo. Ascoltandola capivo perché Annalena diceva di sé: “io sono nessuno” e contemporaneamente in me cresceva una profondissima ammirazione. Nel farle domande e nel darmi risposte, più volte, in quelle ore condivise, ci siamo ritrovati entrambi con gli occhi lucidi. E seppure agli inizi tentavamo di nasconderci, a un certo punto, ci siamo disarmati e credo in quel momento siamo diventati ‘amici’. Volevo avere il suo parere su tutto quello che scrivevo perché conoscevo la sofferenza sua e dei parenti nell’imbattersi in letture riduttive dell’amata. Le inviavo spesso le bozze che correggeva con dedizione e poi finalmente il lavoro le piacque3. Di lì partì l’attività nelle scuole insieme ad Andrea e poi con i giovani del musical insieme a Paolo.

Nel 2016 le chiesi di incontrarci di nuovo. Avevo in mano un’idea su un possibile Convegno per ricordare il 15° anniversario della morte di Annalena. Mi ascoltò con tenerezza e fermezza. Mi chiese più volte di non tradire il desiderio di silenzio sull’amica, ma con una fiducia immeritata mi fece andare avanti. Coinvolgemmo la Diocesi e il Comitato e, seppure non si fece vedere in quei giorni, ogni cosa era decisa con lei, Andrea e l’amico Roberto Gimelli. Tutti noi sapevamo infatti che Dio aveva concesso solo a lei di penetrare i segreti profondi del cuore dell’amica. Leggendo le lettere di Annalena se ne comprende il motivo. Maria Teresa era la sua Unanime. Colei che – per dirla con Maria di Campello che entrambe amavano e ‘seguivano’ – ha consentito ad Annalena di “trovare l’assoluto dell’amicizia e il dono misericordioso del cielo”.4 Leggendo le lettere credo di poter affermare che Annalena non sarebbe stata tale senza avere avuto al suo fianco Maria Teresa. Non solo perché spesso la ringrazia per averle offerto immagini, letture, citazioni che hanno accresciuto in Annalena la consapevolezza di sé e della sua missione, ma soprattutto perché Maria Teresa ha offerto all’amica quello spazio di fiducia e di stupore che le hanno consentito di abbracciare la sua autenticità secondo il progetto di Dio e di farlo fino alla fine, senza riduzioni e senza tentennamenti. Mentre tanti giudicavano Annalena una “esagerata” e altri le chiedevano mille attenzioni, Maria Teresa ha saputo prendere sul serio la sua vita, i suoi sogni enormi e li ha condivisi fino in fondo con lei. Le scrive Annalena il 14 giugno 1994 da Marka:

Ma Maria Teresa io non posso fare a meno di te! Ho bisogno della tua condivisione, ho bisogno di confrontarmi, voglio, VORREI prendere decisioni, iniziative, decisioni ragionevoli dettate dal cuore, ragionate dalla mente per i nostri ragazzi.5

Parole che evocano quella comunione fraterna secondo il vangelo che, per Annalena, è stata l’agonia amorosa della vita. Comunione che non si improvvisa, ma che, pur essendo dono dall’Alto, è stata da entrambe custodita e vissuta con estrema responsabilità.

“Ricordando la nostra amicizia dovrete mettervi in ginocchio…”

Vorrei, in questo breve scritto, rendere omaggio all’amicizia fra Annalena e Maria Teresa soprattutto per obbedire a un loro grande desiderio. Nel maggio – giugno 1995 Annalena si trova a Campello, eremo amato nei pressi di Assisi dove, dal 1926 Sorella Maria e le prime sorelle, iniziano un’avventura spirituale straordinaria. Durante il ritiro scrive all’amica evocando il “sacramento dell’amicizia” vissuto da Maria e Ernesto Bonaiuti – da lei ribattezzato Ginepro – e domanda a tutti di inginocchiarci dinanzi alla loro relazione. Ecco le sue parole struggenti:

“Quando Ginepro ed io non saremo più sulla terra, ricordando la nostra amicizia, dovrete mettervi in ginocchio tanto è stata in ‘in Domino’”… anche la nostra, Maria Teresa! Che dono! E un’altra volta: “Jacopa l’Unanime è parte essenziale di me e del mio stesso destino sulla terra e oltre la terra”. Non credi anche tu che sia proprio così sulla terra e oltre la terra! A parte il fatto che io sento con una potenza incredibile che con certe persone dei secoli passati e di quello presente e del tempo di ora, io sono in comunione vera e VIVA e lo sarò sempre WORLD WITHOUT END [IN ETERNO], anzi quando sarò finalmente arrivata alla further shore [all’altra riva] la comunione sarà inesprimibilmente più forte più reale … oh come sarà bello!6

La missionaria dichiara all’amica di essere parte essenziale della propria vita, del suo destino sulla terra e oltre la terra. Parole accese dallo Spirito che descrivono una relazione unica, speciale, nella quale in qualche modo si “perdono i confini” perché ci si trova ad abitare nell’altro. Nulla di confuso, ma qualcosa che evoca la natura stessa di Dio. “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). E Annalena scrivendo all’amica afferma: “Sono con te e tu sei con me”7. E ancora: “Mia carissima, metà dell’anima mia”.8

Parlava con l’amica mentre “parlava con Dio”

Convinto di non poter indagare compiutamente questo spazio così sacro, provo solo a cogliere alcuni elementi che possono aiutarci a rinnovare la fiducia nell’amicizia e nella fraternità, quali spazi necessari per rendere il mondo migliore, più pacifico, più nonviolento, più a misura d’uomo. Lo faccio scegliendo solo poche lettere, dunque limitando di molto la ricerca, ma lettere credo, particolarmente significative perché redatte in un momento speciale di silenzio e preghiera. Si tratta degli scritti che Annalena invia a Maria Teresa dall’eremo di Campello da maggio a luglio 1995. Trovo infatti singolare, e dunque rivelatore dello spessore di quest’amicizia, il fatto che una donna così radicale nel vivere il silenzio, ogni giorno senta necessario scrivere alla metà della sua anima, alla sua Unanime. E non solo le scrive, ma le racconta di parlare con lei durante il giorno:

Carissima Maria Teresa, ti voglio far ridere! L’altra mattina scendevo in cucina per cuocere le verdure e mi sono messa a ridere … parlavo con te e dicevo: “Sì, hai ragione. Non sono p. (non oso più neppure scrivere la parola per intero! ed è giusto che io non la scriva!) in niente, eccetto, almeno in questi tempi, che con la posta, perché nessuno scende a Pieve e così io non ricevo nulla”.9

Mi pare che questo dialogo fra amiche nel silenzio consacrato a Dio sia possibile per il fatto che Annalena colloca Maria Teresa nello “spazio di Dio” in quella “celletta dell’anima” nella quale si parla con Lui parlando con lei o con Lui insieme a lei. In quello spazio sacro si è davanti a un volto che è “eco” del Suo Volto di amore, misericordia e verità, e non si teme di essere né sopravvalutati, né giudicati, né considerati dei sognatori perché, come ci ricorda il Salmo: “Tu mi conosci fino in fondo” (Sal 139,14). Annalena allora vive la “BEATA SOLITUDO” in compagnia dell’amica fedele tanto da scriverle:

Carissima Maria Teresa, vorrei dirti QUANTO intensamente ti penso e mi sento a te più vicina. Anch’io prorompo ed esulto come gli antichi monaci: O BEATA SOLITUDO! O SOLA BEATITUDO! e sento l’eremo vivere, vibrare di una vitalità, un’energia così potente da vibrarne io stessa fin nell’intimo, mentre il cuore viene meno per l’emozione violenta che io provo.10

Nelle lettere in esame si coglie dunque come Annalena consideri questo spazio di amicizia davvero unico, un vero e proprio sacramento dell’incontro con Dio.

Consapevole di questa “elezione” Maria Teresa le è a fianco per aiutare Annalena ad abbracciare fino in fondo la sua vocazione. Senza farle sconti.

Maria Teresa ha aiutato Annalena a vivere la sua vocazione

Annalena è aiutata da Maria Teresa ad abbracciare sempre di più la sua vocazione. L’amica infatti non teme di invitarla a una scelta ancora di radicale:

Mi hai scritto: “tu vuoi amare ed essere povera … dovresti rinunciare a chiedere ad altri di fare i doni per te …suona contraddizione fare professione solenne di povertà e chiedere favori di qualunque genere”. Tu sai che ti sono grata, immensamente grata per queste parole. MA CHI sono gli altri di cui tu scrivi? Devi dirmelo. lo piano piano rivedrò ogni mia colpa, cercherò di porvi rimedio, anche se è un’impresa quasi impossibile. Arriverò prima della fine della vita?11

Non ci pare una scelta temeraria? Eppure Maria Teresa non ha paura di richiamare l’amica a dare di più, a essere ancora più fedele alla chiamata di Dio verso la quale si sente davvero corresponsabile. Non teme di essere esigente e inopportuna come l’amico del vangelo (cf. Lc 18) perché “sa di partecipare” in modo singolare a quello sguardo che ha Dio su Annalena. Sguardo che esige perché ama, sguardo che esige perché conosce fino in fondo la meraviglia dell’altro. Sguardo che fa cantare: “Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4,13). Per questo la martire forlivese termina una lettera all’amica dichiarandole: “CHI più dono dell’amico?”.12

Una vocazione condivisa

È il 17 maggio e Annalena scrive a Maria Teresa una lettera nella quale esprime la gioia per la pace dell’eremo, ma poi, consapevole dello sguardo amoroso ed esigente dell’amica le scrive:

Dopo naturalmente [si riferisce al tempo di ritiro e di silenzio] ci saranno di nuovo gli altri. Ma tu hai forse dei dubbi? lo sono pazza degli altri, dei piccoli, dei poveri, dei senza voce. Come potrei vivere senza di loro e loro senza di me? Mi seguono dappertutto, forse più spesso sono io a chiamarli, a cercarli, a spasimare per loro, a non poter vivere senza di loro: ne ho la casa piena. Li guardo di continuo e mi compiaccio infinitamente nelle loro meraviglie e giustifico ogni loro oscurità, ogni loro errore e mi tormento per le loro malattie del corpo e dell’anima e rumino (sic!) notte e giorno per cercare di capirli meglio, per trovare soluzioni e poi di continuo immersa e giubilante nella parola di DIO portata via dai sufi, dai padri del deserto, dagli esicasti,  dai kassidim … mi ritrovo che ripeto incessantemente la preghiera dell’abbandono per loro senza averla ‘programmata’, proprio come quell’Abbà ‘padre’, che sgorga dal profondo, dal fondo più profondo dell’anima, come un gemito e un rapimento di tutta l’anima, dell’essere tutto e noi ci ritroviamo in ginocchio prostrate a terra in totale resa e adorazione senza che l’avessimo “programmato”.13

Di questa lettera notiamo due cose. La prima. Annalena accoglie la provocazione dell’amica che la richiama a riaffermare il nesso fra preghiera e amore ai poveri. Sa bene che questo tempo di silenzio e di ritiro è in vista della sua missione verso i senza voce, i piccoli, i brandelli di umanità ferita. Ma in questa lettera si coglie la profondità di una vocazione condivisa. Annalena inizia lo scritto al singolare per poi terminare sconfinando nell’anima dell’Unanime che, seppure lontana, si inginocchia con lei davanti al Dio misericordioso. Annalena e Maria Teresa pare vivano quella relazione che ha accesso “totale” alla vita, al cuore, all’anima e alla identità dell’altra tanto da adorare e arrendersi insieme al Dio che entrambe amano.

Ancora. É il 23 maggio e Annalena, durante il suo silenzio sacro, ascolta la seconda parte di un nastro usato da Maria Teresa per registrare il suo messaggio vocale. E scrive:

Nel pomeriggio ho riascoltato la seconda parte del tuo nastro …tutto talmente sacro … pensavo solo ad agosto, le domeniche che nei miei cento e più bellissimi progetti io riserverei allo straripare gioioso ed esultante dei nostri fiumi prorompenti. Poi ho pensato che potrei morire prima ed allora almeno voglio cominciare a dirti (come tu mi chiedi nella tua lettera) che il prendere parte alla sofferenza di Dio, il condividerla nella vita del mondo, il sentire prepotentemente che Dio mi aiuta, aiuta tutti gli uomini, OGNUNO di loro, con la forza della Sua debolezza e della Sua sofferenza, è diventato sempre più centrale nella mia vita. No, io non ricordavo in particolare quello che ha scritto Bonhoeffer. Quando lessi ‘Sequela’ persi la testa per lui. Più tardi andavo addirittura in tachicardia con ‘Resistenza e resa’, poi non ci fu mai il tempo di riprenderlo MA il suo nome è lì fra i primi e i pochissimi che io voglio, vorrei assolutamente reincontrare nel profondo, prima di morire. Ricordo quando lessi in Somalia: “Dio crea in noi non un tipo di uomo ma un uomo … non è l’atto religioso a fare il cristiano ma il prendere parte alla sofferenza di Dio nella vita del mondo”.14

Mentre spera che ad agosto possano trascorrere un tempo di deserto insieme, Annalena risponde alla proposta dell’amica di accettare di prendere parte alla sofferenza di Dio per il mondo. Si tratta di un’immagine evocata dal grande Bonhoeffer nel suo testo “Resistenza e resa” nel quale, il teologo tedesco, presenta la vita del cristiano relativa a quella di Gesù. Egli è l’“essere per gli altri”, colui che con la sua dedizione ha narrato l’Amore del Padre per il mondo. Amore fino alla fine, amore disposto anche a soffrire per l’amato. E Annalena accetta l’invito dell’amica fino a scriverle:

Si Maria Teresa, noi dobbiamo sviscerare questa realtà, dobbiamo imparare a penetrarla fin nei suoi più intimi recessi, nel suo più nascosto mistero. Sarà Agosto il tempo della nostra ricerca, di alcune scoperte, di rivelazioni nell’inabissamento nella grotta del cuore? lo sto mettendo tutto ogni giorno nel cuore di Dio.15

Entrambe abbracciano, ciascuna a modo proprio, l’unica e comune vocazione: l’essere per gli altri. La loro amicizia si configura dunque come un’amicizia “missionaria” che le porta insieme ad essere segno e strumento dell’amore del Padre per tutti, specie per i poveri. Disposte entrambe a pagare il prezzo dell’amore.

Ma non è tutto. Se Maria Teresa chiede di condividere tale scelta, Annalena le scrive:

Ciao Maria Teresa. Il Signore ti mostri il SUO volto e ti benedica. Cosa ne dici se facciamo un patto? Chiediamogli di mostrare il Suo volto e di benedire il mondo PRIMA, e di tenere noi due per ultime. Ci penserai?16

Maria Teresa quel patto l’ha rispettato. E ora è più chiaro il perché dei suoi silenzi, delle sue parole misuratissime nel parlare dell’amica. Doveva mantenere fede a questa promessa. Doveva bene-dire Dio, parlare bene dei poveri e non di Annalena. Era un patto. Davanti quale tutti noi dobbiamo chinarci. Per benedire prima il mondo, tutti gli uomini amati da Dio e poi, solo poi, benedire Annalena e Maria Teresa finalmente insieme per sempre.

Amiche per l’eternità

Alla luce di queste pagine mi sono chiesto come Maria Teresa abbia vissuto la morte dell’amica e soprattutto quella mezz’ora di agonia dopo lo sparo alla nuca di quel triste 5 ottobre 2003. Ora mi pento di non averglielo domandato prima, anche se, credo, avrebbe schivato la risposta. Posso immaginare avrà percepito che metà dalla sua anima stava per incamminarsi verso il cielo. E quanta sofferenza per le cose non fatte e non dette dinanzi a una fine giunta troppo presto. Maria Teresa non si è sottratta a questo rammarico, anzi lo ha dichiarato esplicitamente ad Annalena nella lettera riportata come postfazione nell’ultimo libro: “Lettere dal Somaliland”.17 Tra le righe si scorge la gratitudine di aver condiviso con l’amica la passione per Dio e per i poveri, la gioia di “essere per gli altri”. Poi però si scorge un velo di tristezza per non essere stata, a suo parere, all’altezza di un’amicizia dagli orizzonti così dilatati. Scrive Maria Teresa:

Da quando te ne sei andata «più avanti», mi ha accompagnato inesorabile il rammarico di non essere riuscita a raggiungerti a Borama, di non aver condiviso ancora la dura bellezza di «essere per gli altri», per gli ultimi, i non amati e i non amabili, i senza voce, quelli che nulla contano sulla scena del mondo. E dire che avevamo confidato «sottovoce», al fedelissimo Joe, il desiderio di approdare insieme a un deserto, simile a Wajir, quel nostro «paradiso perduto» nella provincia del nord-est del Kenya.18

È vero, magari insieme avrebbero potuto affrontare ancora un’altra “avventura di amore fra i poveri alla ricerca di Dio”19 sulle orme dell’amato fratel Carlo de Foucalud e forse “morire d’amore” insieme, come tanto speravano. Ma se le cose non sono andate così non significa che l’amicizia non sia stata sotto il segno dell’Eterno.

Scrive ancora Maria Teresa:

In quel lontano 1965 quando ci incontrammo per la prima volta fui folgorata dalla rivelazione di un’affinità elettiva, «fedeltà a Dio e al mondo», che illuminò i giorni della mia dolorosa giovinezza e riveste di senso ancora oggi il mio tramonto. Le differenze di temperamenti e di storie familiari si stemperarono nel crogiuolo unificante dell’«essere per gli altri». Mi eleggesti con sorpresa la tua «seconda anima», come avevi sempre chiamato solo Pina, la comune grande «amica unica al mondo». L’assimilazione mi colmò di indicibile orgoglio, fu come una sorta di imprevedibile riscatto della mia storia, la segreta dolce legittimità di esistere un po’ anch’io… almeno per te. E… con te «per gli altri», sotto qualunque cielo, e a qualunque costo. Negli anni, la stima, la confidenza, la tua «presenza» forte, ferma, mi hanno sostenuta e incoraggiata anche quando fummo costrette a separare dolorosamente le nostre vite e mi furono sottratti quei poveri. Ma poi altri subentrarono nella terra d’esilio della mia patria; altri piccoli e grandi feriti dalla vita hanno continuato a dare amore, senso e pena ai miei giorni.20

Cara Maria Teresa, ti confesso che queste tue parole mi hanno particolarmente colpito perché lasciano emergere senza timori una tua fragilità. Ti ho sempre conosciuta forte e libera, consapevole dell’amore che davi e ricevevi. In queste righe, che mi immagino ti sia costato scrivere, racconti lo stupore per essere stata scelta da Annalena come metà della sua anima. Lo fai consapevole della tua povertà, della tua storia ferita, mostrando gratitudine per il dono ricevuto. Dono che, racconti, ha riscattato la tua vita per te forse troppo povera per essere stata scelta da Annalena come sua Unanime. Anzi, fai quasi intendere che la tua amata amica avrebbe meritato di più: “[la tua elezione] mi colmò di indicibile orgoglio, fu come una sorta di imprevedibile riscatto della mia storia, la segreta dolce legittimità di esistere un po’ anch’io… almeno per te”. Eppure Maria Teresa, forse tu sei uno dei fiori più belli che la “giardiniera di uomini” ha saputo far sbocciare per il mondo. Fiore amato e fatto crescere per il bene degli altri. Sì Maria Teresa, Annalena si era resa conto del bene che avresti fatto ai poveri, alle persone che avreste incontrato grazie al bene che imparavate insieme a far crescere fra voi. L’amore, come lei ti scriveva, è “TO BE”, cioè: esserci, restare al fianco, magari senza mai rendersi conto di quanto si è preziosi per colui o colei che si ama. E tu le sei stata sempre vicina e questo ha fatto la differenza. Credo che, rileggendo quanto Annalena ti ha scritto nel corso della sua vita, si noti tutto l’amore che provava per te e il suo struggente bisogno della tua amicizia. Certo povera, certo limitata, ma fedele fino alla fine. Grazie, allora, Maria Teresa perché sei stata per Annalena quello spazio sacro senza il quale noi e il mondo non avremmo potuto conoscere quella donna speciale qual era.

Ma ora Maria Teresa anche tu te ne sei andata. E lo hai fatto secondo il tuo stile. Di nascosto. Senza fare rumore. Scegliendo di partire in tempo di Covid, dove il contatto umano che avete vissuto con i poveri fin dai tempi di Wajir – anticipando di 50 anni la “rivoluzione della tenerezza”21 di cui parla Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium – è stato impossibile. Ma credo che in quei momenti prima della “partenza” si siano finalmente compiute quelle righe che Annalena ti aveva scritto dall’amato eremo di Campello il 17 maggio del 1995. Quando, mentre viveva il suo deserto, ogni giorno sentiva il bisogno di raggiungerti tanto eri preziosa per lei. E quel giorno ti scrisse:

Namaste, mi inchino e ti sfioro… quanta infinita dolcezza… e intanto mi inchino al mondo. Namaste, namaste, ripeto a tutte le creature, al sole che si prepara a sorgere anche se io non riuscirò a vederlo, a ogni paese in guerra lacerato da divisioni insanabili se non ci fosse che LUI è venuto per i malati e non per i sani.22

Sì, cara Maria Teresa, Annalena si è chinata su di te, ti ha preso sulle sue ginocchia come facevate con gli amati “brandelli di umanità ferita” e, sfiorandoti, ti ha dato il benvenuto nell’Eremo Eterno dove ora potrete raccontarvi la Vita per sempre e continuare a benedire il mondo. So per certo che ora continuerete a chinarvi insieme verso i poveri che avete amato, verso i vostri amici e le persone che vi sono state care. Chinatevi anche su di noi, perché sfiorandoci ci aiutate a sognare con voi i cieli nuovi e la terra nuova per i quali avete vissuto e dato la vita, e che, finalmente, riuscite a contemplare davanti a Dio. Noi ci inginocchieremo davanti alla vostra amicizia che ci sprona a camminare verso di Lui insieme a tutti gli uomini di ogni colore, lingua, cultura e fede. Tutti “pellegrini dell’Assoluto”.

Padre Luca Vitali

Note
1 TONELLI A., Lettere dalla Somalia 1985-1995, EDB, Bologna 2016, 275. Lettera scritta il 19 giugno 1995 da Cerbaiolo.
2 Cf. DE SAINT EXUPÉRY A., Terra degli uomini, Mursia & C, Milano 1968, 188-190.
3 Cf. VITALI L., La compassione nell!esistenza di Annalena Tonelli, Comitato per la lotta contro la fame nel mondo, Forlì 2015.
4 SORELLA MARIA E ALBERT SCHWEITZER, Senza varcare la soglia, Ed. Romena, Pratovecchio (AR), 46. Lettera di Sorella Maria del 20 ottobre 1950.
5 TONELLI A., Lettere dalla Somalia, 235. Scritta il 14 giugno 1994 da Marka.
6 TONELLI A., Lettere dalla Somalia, 272. Scritta il 17 maggio 1995 da Campello.
7  Ibidem, 274.
8  Ibidem, 273.
9 Ibidem, 261. Scritta il 31 marzo 1995 da Cerbaiolo.
10 Ibidem, 278. Scritta il 4 luglio 1995 da Cerbaiolo.
11 Ibidem, 261. Scritta il 24 marzo 1995 da Cerbaiolo.
12 Ibidem, 273. Scritta il 22 maggio 1995 da Campello.
13  Ibidem, 273. Scritta il 17 maggio 1995 da Campello.
14  Ibidem, 274. Scritta il 23 maggio 1995 da Campello.
15 Ibidem, 275.
16 Ibidem, 273. Scritta il 17 maggio 1995 da Campello.
17 Cf. BATTISTINI M. TERESA, Postfazione, in TONELLI A., Lettere dal Somaliland (1996-2003), EDB, Bologna 2018, 419-424.
18  Ibidem, 419.
19  Ibidem, 420.
20  Ibidem, 421.
21 PAPA FRANCESCO, Evangelii Gaudium, 88.
22 TONELLI A., Lettere dalla Somalia, 271-272. Scritta il 17 maggio 1995 da Campello.

Per chi fosse interessato segnalo i due video dell’incontro che Maria Teresa tenne a Villaregia l’8 febbraio 2014 intitolato: Annalena della Speranza.

Scarica il PDF

Un Piccolo Gesto,

         Un Grandissimo Dono.

DONA ORA