Don Matteo Dall’Agata – Articolo da Vienna

Probabilmente già qualcuno ha paragonato gli effetti delle misure contro l’espansione del Coronavirus a un grande freno, tutto viene rallentato. Ciò che è così evidente per l’economia e i contatti sociali sembra estendersi anche alla nostra iniziativa missionaria. Molto di ciò che vorremmo fare non è possibile, diverse iniziative devono essere cancellate o rimandate, di altre dobbiamo cambiare completamente la forma. Spesso sento queste limitazioni come pesanti e a volte rischio di perdere la forza di iniziativa.

Tuttavia, questo rallentamento forzato non impedisce tutto e per di più lascia intravedere alcune cose degne di nota.

Per la Settimana Santa avevo programmato alcuni giorni assieme a cresimandi e cresimati della parrocchia, in una struttura non lontana da Vienna. Avevo immaginato passeggiate nelle colline vicine, momenti di gioco, ottimi pasti cucinati e mangiati assieme. Per i momenti di preghiera assieme, avevo anche individuato bei posti, che avrebbero abbinato la bella vista alle parole recitate. Tutto ciò avrebbe rappresentato una bella cornice e anche una introduzione a vivere i momenti liturgici della settimana più importante per i cristiani.

Purtroppo, a causa del lockdown di Pasqua non è stato possibile pernottare assieme. Nessun momento di convivialità era permesso. Le uniche attività con più persone che era possibile svolgere erano le celebrazioni religiose, protette dalla costituzione austriaca, che quindi possono essere sospese solo dall’autorità ecclesiastica. Che per fortuna in quell’occasione non le ha vietate.

Nonostante la delusione, ho invitato i ragazzi a partecipare alla liturgia di quei giorni a Vienna, nella nostra parrocchia. Così, Giovedì Santo abbiamo celebrato la messa della Cena del Signore, preceduta dall’ascolto di alcuni brani musicali e di alcuni testi del Vangelo di Giovanni, adatti ad introdurci alla bellezza di quei giorni solenni e alla profondità misteriosa dell’amore di Dio per gli uomini. Venerdì Santo abbiamo svolto una Via Crucis salendo a piedi la collina vicino a Vienna, da cui Jan Sobievski nel 1683 si lanciò alla riconquista di Vienna, assediata dagli Ottomani. La vista spettacolare sulla città e l’ottimo tempo con poche nubi erano per la nostra preghiera una bellissima cornice gratuita e non preparata da me. Mi ha commosso sentire alcune ragazze che, rompendo il silenzio a cui io avevo invitato durante il cammino, discutevano tra loro sui testi letti e si aiutavano vicendevolmente a comprenderli meglio. La domenica di Pasqua, infine, abbiamo celebrato la messa della Resurrezione del Signore, il tutto sempre solo coi giovani.

Se da un lato è stato un peccato dover rinunciare a tanti degli aspetti belli dello stare assieme, che pure ritengo essenziali ed utili per entrare nella vita di Gesù coi suoi amici, dall’altro lato queste limitazioni ci hanno costretto a concentrarci sull’essenziale. Se questi ragazzi trai quattordici e i diciassette anni sono tornati ogni volta in quei tre giorni ed erano contenti, non era per la pasta italiana così buona, né per il divertimento di nuovi giochi, ma per l’attrattività che viene dal conoscere Gesù e il mistero del suo amore per loro.

Qualche giorno dopo, parlando con una mamma, ho scoperto che una di queste ragazze all’inizio non voleva partecipare a quei gesti e assieme. Il motivo non erano altri impegni, come lei mi aveva scritto, ma il fatto che in quei giorni non ci sarebbero state le sue migliori amiche. Incoraggiata da me, aveva poi accettato di venire. Sin dal primo appuntamento è stata contentissima e ha voluto venire anche agli altri due momenti assieme. Ho pensato che se una ragazzina di 15 anni scopre in quei gesti assieme una bellezza che prevale sul fatto che ci siano o meno le sue inseparabili amiche, significa che in ciò che abbiamo fatto è riconoscibile un Amico più grande, che può anche attrarre di più e dare più gioia che non gli amici abituali.

Don Matteo Dall’Agata

Un Piccolo Gesto,

         Un Grandissimo Dono.