Un’altra quaresima a pugni chiusi…!
L’altra sera saluto la gente e per la prima volta ho avvertito un imbarazzo: quello dei pugni chiusi. Alcuni, infatti, aprivano la mano e cercavano la mia, altri invece mi porgevano ancora il suo lato forte e ‘prepotente’. Strascichi di una pandemia che è diventata una guerra. E che ancora è cominciata in tempo di quaresima. Un tempo già non facile, ma che ora inizio a temere perché è la terza volta di fila che ci apre scenari prima inimmaginabili e semplicemente assurdi.
Tre anni fa il Covid. Eravamo tutti disorientati. Lockdown, strade vuote, tutti in casa, la polizia che faceva le ronde. E abbiamo iniziato ad indossare le mascherine e salutarci con gomiti e con il pugno chiuso. Dicevamo: ‘andrà tutto bene’… ma non è stato così. Alcuni immaginavano che rallentando il ritmo avremmo riscoperto le ‘cose semplici della vita, della convivenza umana, del rapporto con Dio…’ e invece: milioni di morti, impoverimento generalizzato, paura dell’altro, di noi e di Dio.
E chiusi in casa il primo pugno chiuso l’abbiamo offerto a noi stessi. Sì, perché abbiamo iniziato a non riuscire più a scappare dalle nostre ombre, dai nostri buchi, dagli scheletri nell’armadio di storie complesse e ci siamo fatti male. Ad un tratto abbiamo sentito vicinissima la paura della morte, la noia della nostra fragilità e la fatica di trovare risorse che non ci pareva di avere. E dunque – mi si perdoni l’eccessiva semplificazione – tre quaresime fa quel pugno chiuso a noi stessi ci ha fatto piuttosto male. Creandoci il primo grande livido. Un livido che permane, che ancora duole perché non ci siamo presi sul serio e alle prime avvisaglie di una ripresa abbiamo rimesso tutto sotto lo zerbino e continuato, come prima, quasi a fare finta di nulla.
Ma poi è arrivata la quaresima 2021. Questa volta iniziavano ad esserci i vaccini e il grande problema era immaginare la ripresa. DAD o lezioni presenziali, lavoro sì o lavoro no, ferie o non ferie, mascherine o non mascherine? Nel mondo cristiano la grande questione erano le chiese aperte o chiuse; mentre il problema era altrove. Non si trattava di testare la fede dopo un anno di messe on line, quanto di chiedersi se quel Dio della ‘nostra fede’ era davvero riuscito a ‘fare la differenza’ davanti alla morte, alla fragilità, alla malattia, al senso della nostra vita. E in alcuni casi, forse tanti, la differenza non l’aveva fatta… per cui perché tornare? E – perdonate ancora l’eccessiva semplificazione – forse la quaresima scorsa è Dio che si è ritrovato addosso i nostri pugni chiusi. Quelli della delusione o dell’indifferenza.
E ora la guerra. Usavamo slogan: ‘andrà tutto bene!’, e ci dicevamo che rallentare il ritmo di vita e fermarci ci avrebbe fatto bene, ci avrebbe fatto venire nostalgia dei rapporti veri. Eppure, così non è successo. Anzi. Continuando a salutare noi e Dio a pugni chiusi abbiamo riprodotto il ‘gioco’ con gli altri e contro gli altri scaricando su di loro la nostra rabbia. Pro vax, no vax, politici, amministratori, datori di lavoro, giovani, bambini, DAD, maestre, professori. E con tutti i toni sempre più alti. Sospetto, sfiducia, timori di complotti e ora la guerra. Normale no? Perché mi pare che non sia altro che il frutto di questa modalità relazionale alla quale ci siamo educati: quella dei pugni chiusi. Pugni chiusi e tanta rabbia che abbiamo scaricato sugli altri come quelle bombe e missili fanno oggi su abitazioni, case e file di profughi indifesi. Rabbia anche codarda, del forte contro il debole. Rabbia facile!
E mi domando perché tutto questo accada sempre in quaresima. Attenzione. Non credo affatto agli avvertimenti di Dio che manderebbe questi accadimenti per convertirci… Mi domando però se questa primavera di boccioli in fiore, che nella tradizione cristiana si inizia con un pugno di polvere sulle nostre teste, possa davvero essere il segno di qualcosa, del bisogno struggente che qualcosa in noi debba radicalmente cambiare. E cambiare in profondità.
Forse questi 40 giorni potrebbero essere un tempo ove prenderci più sul serio smettere di prendercela con la rabbia che ci scoppia dentro e darci il diritto di rovistare nelle nostre storie. Povere e imperfette. Deboli e fragili, ma le uniche che abbiamo. Storie che possono essere rivisitate e rinarrate con occhi nuovi, quelli che sanno scorgere un filo d’oro in mezzo a tanti tratti confusi.
E forse potremmo darci il permesso ridisegnare il volto del Dio che è stato impresso in noi, che ci ha consegnato la vita con i suoi accadimenti, le sue relazioni, la nostra educazione religiosa non sempre evangelica, i sentito dire. Nel vangelo Gesù non fa altro che questo. Ridisegnare nel cuore e nella vita delle persone l’immagine distorta di Dio. Non più un Dio giudice, un Dio liberatore, un Dio delle regole, ma il Dio che sta con te, che si fa carne nella tua e nella mia. E li dentro opera la trasformazione e il cambiamento. Ecco, solo un Dio così può avere a che fare con le nostre vite e la vita del mondo. Oggi, ieri, sempre.
E la guerra? La guerra è la via più corta per affrontare il disagio che avvertiamo quando non stiamo bene con noi stessi e quando ci scopriamo senza fondamento. E così ce la prendiamo con l’altro senza guardarlo nel volto. L’altro ‘generico’ – che chiamiamo ‘nemico’ – al quale gridiamo il nostro dolore e sul quale scarichiamo le nostre energie devianti prendendolo a ‘pugni’ senza darci i famosi attimi per guardarlo nel volto e cercare di metterci al suo posto. I maestri dello Spirito di Pace e della non-violenza ricordano che la guerra nasce sempre prima di tutto dentro di noi. Ed è proprio lì andrebbe combattuta per dare all’altro il diritto di esistere e di esprimersi. Ascoltandolo. Operazione che chiede la capacità di mettersi in discussione e di sentirsi amati a prescindere. Cosa possibile se si fa la pace con le proprie storie, con noi le nostre fragilità e con il Dio che non esiste per giudicarci o metterci addosso la sua vita ma che ci abbraccia chiedendoci il permesso di mettesi addosso la nostra. Meraviglioso scambio! Gesù lo chiama Abbà, Papa Francesco Misericordia, altre tradizioni Dio Altissimo, altre Rifugio… ma è lo stesso Nome ove potremmo ritrovare la pace.
Allora in questi 40 giorni potremmo lasciare che la mano di Dio possa entrare nella nostra e, come fanno gli innamorati, aprirla gradualmente in una scommessa d’amore. E così sovvertire il meccanismo abituale dei pugni chiusi, che ci consentirà di dare la mano ai nostri ‘nemici’.
Luca Vitali
Momento – Maggio 2026
Momento - Maggio 2026 Il nostro mensile sul Momento. Di cosa parleremo?
Momento – Aprile 2026
Momento - Aprile 2026 Il nostro mensile sul Momento. Di cosa parleremo?
Momento – Marzo 2026
Momento - Marzo 2026 Il nostro mensile sul Momento. Di cosa parleremo?
Momento – Febbraio 2026
Momento - Febbraio 2026 Il nostro mensile sul Momento. Di cosa parleremo?




