Quando la Missione non va in Quarantena – Intervista a Elena e Carlotta

Il 4 dicembre il Centro Missionario Diocesano ha promosso l’incontro online “Ri-pensando la missione”. L’iniziativa nasce dal desiderio di mantenere vivo nei giovani lo slancio missionario: la voglia di partire in missione, quando sarà possibile, ma anche il tentativo di vivere la missione “qui”, quindi l’uscire da sé, il servizio, l’attenzione agli ultimi, anche nel nostro contesto forlivese.

CI siamo messi all’ascolto del Vangelo che in Mt 25 ci provoca a lasciarci toccare profondamente dalla realtà e dal grido dei poveri. Sono state un grande dono poi le parole di p. Luca che ci ha condiviso uno scorcio dei suoi primi passi in terra brasiliana, e  di Beatrice, una giovane forlivese impegnata con la Caritas in questo tempo di pandemia.

Una quarantina di giovani e adulti ha accompagnato la serata con interesse, manifestando il desiderio di continuare a confrontarsi su questi temi. Ringraziamo la partecipazione del vescovo Livio che, con la sua presenza fraterna, ci sostiene e ad anima la conversione missionaria della nostra Chiesa locale.

Da febbraio 2021, riprenderà il cammino di formazione missionaria per giovani (Missio giovani), per dare sempre più concretezza all’impegno missionario, sia nella dimensione locale che universale.

Ascoltiamo le parole di due giovani scout coinvolte nella commissione organizzatrice dell’evento: Elena Cardella e Carlotta Nanni.

 

Ci dite qualcosa di voi?

Sono Elena ho 20 anni, faccio parte del gruppo Scout Forlì 6 di Regina Pacis. Attualmente studio all’università di Bologna (sede a Imola) nel corso di Educazione Professionale.

Sono Carlotta Nanni, 22 anni, attualmente svolgo servizio nel gruppo scout Forlì 14 di Ravaldino, in particolare sono capo branco. nella vita sono una studentessa di legge presso l’università di Bologna, attualmente iscritta al quarto anno.

 

Cosa vi ha spinto a fare un’esperienza di missione? Dove e quando siete partite?

ELENA: A settembre del 2016 i miei capi Scout hanno deciso di proporci un’esperienza di servizio internazionale, ovvero una route in Tanzania, precisamente nel villaggio di Bomalang’ombe. Allora avevo ancora 16 anni ed ero appena entrata nella Branca R/S, perciò ero nel noviziato. La proposta è stata accolta dalla maggior parte del Clan, perciò ci siamo rimboccati le maniche per prepararci al meglio per questa route particolare, sia economicamente, ma soprattutto spiritualmente. Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare testimonianze di chi aveva già fatto un’esperienza simile e, personalmente, sono rimasta sempre colpita, tornando a casa con il desiderio di partire il prima possibile. La curiosità, la voglia di fare e di sporcarci le mani concretamente ci ha aiutati a realizzare il nostro progetto. Il servizio è uno dei pilastri dello Scoutismo. Siamo partiti così nell’agosto del 2017: abbiamo partecipato al progetto già avviato di VolontariA Onlus, completando la costruzione di una scuola primaria a Boma. Abbiamo avuto anche l’opportunità di poter giocare e fare animazione con i bambini di un asilo.

Sempre grazie agli Scout ho partecipato ad un altro progetto, partendo questa volta per il Madagascar. Si trattava di un cantiere internazionale: il progetto era rivolto non solamente ai ragazzi e ai capi del nostro gruppo, ma a tutta la zona di Forlì. Si è creato così un gruppo eterogeneo: chi veniva da Forlì, chi da Predappio, Bertinoro, Meldola…

Avendo già fatto un’esperienza simile, ho deciso così di partecipare e di partire nuovamente. Come per la Tanzania, ci siamo preparati all’esperienza di missione/servizio attraverso degli incontri di Vengo al Volo organizzati dal Centro Missionario diocesano.

CARLOTTA: “La vita è fatta per esplodere, per andare più lontano. Se essa rimane costretta entro i suoi limiti non può fiorire, se la conserviamo solo per noi stessi la si soffoca. La vita è radiosa dal momento in cui si comincia a donarla.” Questa frase di Beato Clemente Vismara, mi è rimasta appiccicata sul cuore: il desiderio di partire in missione è sempre stato nella mia testa, sono cresciuta in un ambiente molto cattolico e fin da bambina ho sempre avuto la possibilità di ascoltare molte testimonianze, infine si è fatto più chiaro e sicuro parlando con una persona a me molto cara che mi ha incoraggiata e spronata a vedere oltre i limiti che mi creavo. E proprio in quel momento la zona di Forlì ha aperto le iscrizioni al primo cantiere di scoutismo internazionale con Il progetto “scoutsider” che aveva l’obbiettivo di offrire a R/S e scout in età adulta di vivere un’esperienza di servizio internazionale in Africa (Madagascar). L’ho visto un po come un segno così non ho perso tempo e mi sono subito iscritta. Il gruppo era composto da una ventina di ragazzi di Forlì e dintorni; per prepararci al meglio a questa esperienza abbiamo seguito il percorso Vengo al Volo, promosso dal centro missionario della diocesi e il 14 agosto 2019 siamo partiti, destinazione Madagascar.

Quali sono i doni più belli che avete ricevuto da questa esperienza?

ELENA: Grazie a queste esperienze ho avuto l’opportunità di riuscire a vedere le cose e la realtà in cui viviamo con occhi diversi: tutti noi nella società di cui facciamo parte tendiamo ad attaccarci alle cose futili e materiali, e spesso non riusciamo ad accorgerci del prossimo e di ciò che realmente conta nella vita. In Tanzania e in Madagascar ho visto la semplicità, la felicità e il sorriso delle persone “meno fortunate” di noi. Ad Andavamamba, un quartiere di estrema povertà ad Antananarivo (capitale del Madagascar), ho visto persone vivere letteralmente nella spazzatura, bambini giocare tra i rifiuti, ma il sorriso era sempre vivo, non dettato dalla nostra presenza. La gioia che trasmettevano le persone era autentica.

Durante i lavori nelle scuole o durante i momenti di gioco e svago, ero sommersa dai bambini, facevo quasi fatica a camminare. Questo è uno dei tanti doni che ho ricevuto.

CARLOTTA: Il Madagascar mi ha insegnato tanto. Ho scoperto che la missione è un luogo di incontro, un luogo nel quale ti sembra di non dar nulla, ma di ricevere tantissimo.

In missione ti rendi conto di non essere andato a fare ma a stare, a incontrare.

Ogni sera, quando rientravamo a casa, avevamo un piccolo tratto da percorrere con la strada illuminata solamente dalle nostre torce; in quel momento mi piaceva sempre fermarmi un attimo e alzare lo sguardo per ammirare le stelle. Un cielo così non lo avevo mai visto, quel posto senza inquinamento luminoso ci permetteva di vedere ciò che nella nostra normalità non avremmo mai potuto ammirare, un qualcosa che comunque c’è, ma è nascosto da noi stessi.

L’esperienza di missione, oltre a essere stata luogo di incontro e di scoperta, è stata più o meno anche come quelle notti stellate: mi ha permesso di spegnere un po’ di luci dentro di me e di fermarmi per ammirare ciò che c’è sempre stato, ciò che sono sempre stata, ma non ho mai visto. Fermarsi, staccare dalla frenesia e dalla monotonia della quotidianità, scandita da mille impegni e appuntamenti, aiuta a spegnere tutte quelle luci superflue fuori da noi per far brillare quelle che dentro ci sono sempre state.

Avete dovuto affrontare qualche difficoltà particolare durante l’esperienza?

ELENA: Una difficoltà che ho sentito è stata il non riuscire a comunicare con una lingua comune. Per il resto le persone locali e le suore malgasce di cui eravamo ospiti cercavano di farci sentire a nostro agio, come se ci conoscessimo da sempre. Nei villaggi gli abitanti erano molto curiosi di vedere un gruppo così grande di bianchi, ma non ho avvertito alcun disagio o segno discriminatorio.

CARLOTTA: Sicuramente lo scoglio di parlare due lingue diverse si è sentito, soprattutto inizialmente ma nulla di così insormontabile. Per il resto non ho riscontrato particolari difficoltà durante questa esperienza, in Madagascar mi sono sentita a casa, pur essendo così lontana da casa mia.

Che consiglio dareste a un giovane che vorrebbe partire in missione?

ELENA: Sicuramente gli direi di mettersi in gioco e di buttarsi in queste esperienze: il nuovo talvolta può fare paura, ma quando si è dentro è impossibile non lasciarsi coinvolgere e non pensare ad altro se non a quel determinato momento.

CARLOTTA: Sicuramente consiglierei di prepararsi bene prima di partire, per vivere a pieno quest’esperienza meravigliosa. Credo che siano stati fondamentali gli incontri di vengo al volo a cui ho partecipato prima di partire, mi hanno permesso di essere pronta a conoscere l’altro, a conoscere nuove culture spogliandomi di tutti i pregiudizi e le convinzioni.

E poi consiglierei di buttarsi, di mettere in gioco completamente per assaporare e fare proprio ogni momento

e adesso?!…come si vive la missione a Forlì?

ELENA: Non necessariamente per poter fare missione e per rendersi utili si deve andare dall’altra parte del mondo. Si può vedere il bisogno dell’altro anche vicino a casa nostra, dall’anziano che chiede aiuto al supermercato al bambino che ha difficoltà nei compiti scolastici all’oratorio parrocchiale. Ognuno di noi è in grado di fare missione e servizio, seppure nel suo piccolo.

CARLOTTA: Credo che la missione sia un’esperienza concreta di incontro con il mondo ed è una proposta che mira a lasciare il segno nello sguardo con cui un giovane affronta la propria vita anche qui in Italia. Ma non per forza bisogna andare dall’altra parte del mondo per incontrare l’altro e sporcarsi le mani.

Proprio per questo motivo io e alcuni giovani di forlì ci siamo incontrati ed interrogati su come essere sostegno dell’altro soprattutto in questo momento così difficile.

Solitamente siamo noi a scegliere di andare dall’altra parte del mondo per sentirci utili agli altri, oggi invece questo virus ci obbliga a non scegliere e a fermarci, ma non per questo si deve spegnere in noi la voglia di accogliere l’altro e di sostenere con lui il peso del suo cammino come il cireneo fece con Gesù.

Vogliamo quindi proporre ai giovani della diocesi di forlì e bertinoro che hanno dentro di loro il desiderio di donarsi, un punto di incontro dove insieme possiamo rispondere alle esigenze e alle richieste del nostro territorio.

Il nostro progetto è ancora acerbo ma la voglia e l’entusiasmo sono forti e vivi in noi.

Elena e Carlotta

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