Giornata Mondiale dei poveri: un commento al messaggio del Papa

Il Papa è coraggioso. Si dice spinto alla riforma della chiesa ma non teme le conseguenze di scosse che scomodano. Scomodano perché non ci stanno a mantenere una vita evangelica dal cardiogramma piatto e di sola apparenza. “Non amiamo a parole ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18). La vita secondo lo Spirito di Gesù non può essere, infatti, solo parole: parole vuote, riti esteriori. L’amore non sopporta queste finzioni. L’amore è fare: amare voce del verbo fare. Un fare magnanime, un fare benevolo, un fare non invidioso, un fare che non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, che non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, un fare che non si adira, non tiene conto del male ricevuto, che non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Un fare che tutto scusa, tutto crede, tutto spera e sopporta. Un fare che è porta del cielo (cf. 1Cor 13,4-8). Detto altrimenti amare è prendere sul serio l’invito di Gesù: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35). E non c’è una riga del vangelo in cui Gesù abbia amato a parole senza fatti. Lui è la Parola fatta Carne! E chi è raggiunto da questo amore non può che rispondere ‘sporcandosi le mani’ impastandola nella vita degli altri, degli ultimi perché “il Regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prende e mescola in tre misure di farina finché non è tutta fermentata” (Mt 13,13).

Per tale ragione le prime comunità cristiane hanno mostrato la loro comunione con il Dio del cielo sporcandosi le mani con i poveri della terra: gli stranieri, i malati, gli orfani, le vedove, chi aveva fame, chi era nudo. Si ricordavano delle parole di Gesù e soprattutto avevano compreso il senso della sua prossimità così eloquente: il contatto con i lebbrosi, il prendere per mano il piccolo morto, il lasciarsi lavare i piedi dalla peccatrice, il senso di quelle cene anticipo del Regno. E “vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti secondo il bisogno di ciascuno” (At 2,45) perché nessuno fra loro fosse nel bisogno.

Oggi Papa Francesco denuncia la cultura dello scarto. Quella per la quale uomini e donne non solo vengono sfruttati ma sono letteralmente trattati come scartati. Ogni uomo invece è prezioso agli occhi di Dio. Gesù si trovava a un banchetto, invitato da un ricco fariseo. I commensali facevano ressa attorno al padrone di casa mentre lui si era seduto di fronte a un malato di idropisia. Ovviamente all’ultimo posto. Tutti scartano quell’uomo, Gesù si siede di fronte per ribadire la posizione dei suoi discepoli fino alla fine dei tempi. I suoi devono sedersi al banchetto con gli ultimi superando “ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità”. Papa Francesco nel suo messaggio domanda che in questa prima giornata mondiale dei poveri si possa superare la cultura dello scarto attraverso momenti di incontro e amicizia: sedendosi insieme alla mensa dell’Eucaristia e del pasto condiviso potremmo sperimentare in modo nuovo la fraternità. “In questa domenica – scrive il Papa – se nel nostro quartiere vivono dei poveri che cercano protezione e aiuto, avviciniamoci a loro: sarà un momento propizio per incontrare il Dio che cerchiamo. Secondo l’insegnamento delle Scritture (cfr Gen 18,3-5; Eb 13,2), accogliamoli come ospiti privilegiati alla nostra mensa; potranno essere dei maestri che ci aiutano a vivere la fede in maniera più coerente. Con la loro fiducia e disponibilità ad accettare aiuto, ci mostrano in modo sobrio, e spesso gioioso, quanto sia decisivo vivere dell’essenziale e abbandonarci alla provvidenza del Padre”. Il Dio che cerchiamo nel silenzio e nell’ascolto della Parola ci viene incontro nei poveri. E se ospitati e accolti questi saranno i nostri maestri. Al Festival della Missione di Brescia abbiamo incontrato il Card. Tagle. ha detto con forza: ‘fate in modo che i poveri siano i vostri missionari: essi vi mostreranno cosa significa vivere il vangelo’ perché ci potranno aiutare ad andare all’essenziale: “i poveri – ricorda il Pontefice – non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo” che è l’amore fatto non di parole ma di fatti: perché la Parola si è fatta carne!

P. Luca Vitali – direttore CMD

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...