LA MISSIONE AL CUORE DELLA FEDE CRISTIANA. COMMENTO AL MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO PER LA GMM

C’è un grande pericolo per le giornate mondiali: che si releghi in 24 ore il peso del loro significato. Significato che poi, durante il resto dei giorni, rischia di essere dimenticato. Ma così non può succedere per la Giornata Missionaria Mondiale (GMM) giunta alla sua 91esima edizione. La ‘chiesa è per natura missionaria’ (AG 2), ossia ‘essa esiste per evangelizzare’ (EN 14), per testimoniare agli uomini il grande amore di Dio. Dunque è impossibile confinare nell’oggi ciò che va vissuto nel giorno dopo giorno perché necessario. E cosa è necessario? Che le comunità cristiane accettino fino in fondo la loro vocazione ad essere “in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1). Papa Francesco, nel suo messaggio per questa Giornata Missionaria Mondiale, vuole ricordare a tutti i discepoli del Signore la loro grande responsabilità. Raggiunti e trasformati dal Vangelo essi possono infatti amare ‘alla misura di Gesù’: “amatevi gli uni gli altri COME io ho amato voi” (Gv 15,12). Che meraviglia se noi cristiani accettassimo questo compito straordinario: essere Gesù per gli altri, “in qualche modo sacramento” del suo amore paziente, del suo amore benigno, amore: che tutto crede, tutto sopporta, tutto spera. Un amore senza fine (cf. 1Cor 13). Mediante discepoli fedeli il Signore “continuamente si fa carne in ogni situazione umana”. Dunque ciascun discepolo, ogni comunità cristiana nel mondo deve domandarsi se sta corrispondendo a questa grande vocazione, se sta diventando segno e strumento fedele del Padre per i propri fratelli.  

Paolo, il grande missionario, osava dire: “per me vivere è Cristo” (Fil 1,21) e “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20). Egli aveva compreso di dover vivere come Gesù: amare come lui, parlare come lui, pensare come lui, incontrare le persone come lui. “Il mondo – infatti – ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo”. Non ha bisogno di idee, di dottrine, di morali, ma solo di Lui che, “attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell’umanità”, di Lui che mediante i suoi discepoli continua la sua missione di Buon Pastore, il quale cerca “senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta”. Lo ha ben compreso sr. Rosemary Nyirumbe, religiosa ugandese che spende la vita per riscattare le bambine soldato di una guerra assurda quando afferma: “la fede è meglio praticarla che predicarla”. Sì, la fede va praticata e le nostre comunità devono aprirsi alla conversione missionaria. Conversione che esige una spiritualità dell’esodo. Esodo da noi stessi e dalle nostre povertà, dai nostri fallimenti che ci vorrebbero inchiodare nel passato. Esodo per guardare oltre, per accogliere la misericordia di Dio che tutto perdona. Per rimetterci in cammino così da farci incontrare altri: poveri e peccatori come noi ai quali consegnare lo stesso sguardo di amore ricevuto.

La missione, per il Santo Padre, ricorda “alla chiesa che essa non è fine a se stessa, ma è umile strumento di mediazione del Regno”. Regno di fraternità, di giustizia, di perdono, di pace. Regno che ha bisogno di annunciatori audaci della misericordia che ci provano, che non temono di sporcarsi, di ferirsi né di sbagliare. L’amore infatti sporca perché chiede di coinvolgersi dei drammi altrui. L’amore ferisce perché domanda la disponibilità a piangere con chi piange. L’amore dispone all’errore perché l’altro è diverso da noi. Ma l’amore è l’unica cosa che che rende una vita degna d’essere vissuta. L’aveva ben compreso l’autore e filosofo Lev Tolstoj quando ricordava: ‘Non c’è sporcizia più grande di quella di chi non vuole sporcarsi le mani con chi è vittima del male’.

E allora abbiamo bisogno tutti e sempre di convertirci alla missione. Conversione che è sostenuta dall’esempio e dall’intercessione di Maria, madre dell’evangelizzazione. Ella: “ci ottenga un nuovo ardore di risorti per portare a tutti il Vangelo della vita che vince la morte; interceda per noi affinché possiamo acquistare la santa audacia di cercare nuove strade perché giunga a tutti il dono della salvezza”.

P. Luca Vitali cmv – Direttore CMD

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