Andrea e la sua esperienza in Tanzania

IMG_1428.JPG

“Mi chiamo Andrea, ho 25 anni e quest’ estate ho avuto la fortuna di poter andare in missione grazie al Centro Missionario Diocesano e a VolontariA Onlus. Ora, tornato in Italia da qualche giorno, sto cercando di capire che cosa ha significato per me questo mese di servizio. Sono stato in Tanzania, al Nyota ya Asubuhi (stella del mattino), un centro gestito da cinque Missionarie della Consolata (Sr. Ida, Sr Maria Celeste, Sr. Emelina, Sr. Dorothea e Sr. Agnese) che si trova a pochi chilometri da Ilamba, un piccolo villaggio a duemila metri di quota. Di sicuro è stato un mese in cui mi sono sentito a casa. Ho amato quei luoghi e le persone che ho conosciuto, quei luoghi da cui è stato veramente difficile andare via e che ora già rimpiango tanto.

Non è facile per me raccontare quello che ho vissuto… È stato un mese intenso, pieno di emozioni che adesso mi frullano dentro e che sono ancora difficili da riordinare. Ho fatto tante cose diverse, ho lavorato, ho giocato, ballato, cantato, pregato, studiato coi ragazzi… Ma descrivere quello che ho fatto non è il modo giusto per spiegare questa esperienza, perchè c’è stato molto di più del semplice “fare cose”. È stato un periodo in cui ho imparato che non è importante quante cose fai, che non basta neanche fare bene le cose, ma che quello che importa di più è chi incontri mentre le fai. È proprio questo quello che mi porto a casa: gli incontri. Riguardavo le foto in questi giorni, riguardavo i volti, gli sguardi delle persone che ho incontrato, dei ragazzi, delle suore, dei lavoratori, dei bambini, dei malati… E la mia esperienza sta tutta qui, nelle persone che ho incontrato, sta in Baraka, Abneli, Fausta, Lameki, Gifty, Elizabeth, Camillos, Kevin, Martin, Maria e Consolata, Corneli, Festo, Norbert, Giorgia… E molti altri! Molte persone che sono entrate in questo mese nella mia vita, che rimarranno sempre nel mio cuore e che spero di rivedere presto!

Ci avevano detto prima di partire di non pensare di andare a salvare il mondo. Lo sapevo bene, lo ripetevo spesso nella mia testa, ma non sei mai preparato abbastanza, ci devi sbattere contro quando arrivi in missione: tutto va avanti benissimo anche senza di te. E questo all’inizio mi ha fatto fare fatica: mi sentivo bene, ero contento, i ragazzi mi facevano sentire accolto e a casa, ma sentivo anche che mancava qualcosa, che non stavo facendo nulla per aiutarli. Poi un giorno ho smesso di voler per forza lasciare il segno ad ogni costo e ho cominciato a godermi a pieno le giornate, i luoghi, le persone, pensando solo al piacere di essere lì e incontrare l’altro in modo vero, come molto spesso in Italia non si riesce più a fare. E sono stato davvero felice, e forse in qualche modo qualche segno l’ho lasciato, senza neanche rendermene conto. Di sicuro un segno è stato lasciato dentro di me, un segno che non voglio dimenticare e voglio mantenere vivo. Di sicuro sono tornato diverso da come ero partito. In questo mese ho imparato a pregare, ad affidarmi, ho imparato che non si può essere felici nella vita se non ci si spende per gli altri, soprattutto ho imparato ad incontrare.

E per questo non potrò mai ringraziare abbastanza.

Andrea Afruni

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...