Loading...

 Vengo al Volo da Te: Seconda Tappa

Partire: Ulisse o Abramo?

Ci ritroviamo dopo aver iniziato lo scorso mese l’avventura del Vengo al volo da te. La volta scorsa abbiamo ascoltato la storia di uno che è partito, di Tommaso, di come la missione l’ha mosso dentro. È partito. Meglio ha preso l’aereo. Ma questo non basta. Ci ha raccontato quanto sia stato importante quel viaggio per fargli compiere il più lungo viaggio: quello dentro. Sì il viaggio più lungo non è quello che dobbiamo fare fuori – e sappiamo quanto è importante – ma il viaggio più lungo è quello dentro di noi per fare in modo che andando ci portiamo dentro noi stessi.

Ecco perché dobbiamo prepararci!

La vita dell’uomo può essere descritta come un grande viaggio e la sua vicenda come quella di un viandante. Non è un caso che noi diciamo che la nostra vita ha un senso o non ce l’ha. Senso, direzione, cammino, inizio, fine, sentiero…

Il viaggio di Ulisse

Conosciamo la storia di questo personaggio della letteratura, questo personaggio che abita dentro di noi.

Ulisse – o Odisseo – è un personaggio della mitologia greca. Originario di Itaca detta la terra del sole, è uno degli eroi achei descritti e narrati da Omero nell’Iliade e nell’Odissea, l’opera letteraria che lo ha come protagonista e che da lui prende il nome.

Costretto a partire per la guerra di Troia vuole fare di tutto per tornare a casa e inizia un viaggio di ritorno che è una vera e propria odissea. Si può dire che il suo viaggio è un cerchio. Parte da Itaca, arriva a Troia e per una serie di peregrinazioni ritorna al punto di partenza. Ciò che lo muove è una nostalgia di una casa, della sua famiglia, della sua terra e tutto quello che gli accade è un rallentare il passo fino al ritorno. Ulisse è ancorato al passato e vive il suo viaggio per tornare, non per andare.

Io posso vivere una vita tornando indietro, lasciandomi guidare dalla nostalgia di quel che è stato, di quella storia, di quell’idea, di quella persona. Ulisse è dentro di noi e ci fa vivere ancorati al già visto, già conosciuto, già… E mi muovo ma solo per tornare.

Un grande autore contemporaneo Zygmut Bauman studia il fenomeno del viaggio ai nostri giorni (siamo nel 1996) e si accorge di una cosa sorprendente: se prima infatti nell’immaginario collettivo erano gli eroi a viaggiare ora invece la situazione è diversa: da una parte viaggiano i disperati, e sappiamo la sofferenza dei migranti. Dall’altra invece i turisti di un io che consuma viaggi per vivere esperienze belle, dietro ai suoi frequenti spostamenti si nasconde un immobilismo spaventoso.

Es. Parto a Cuba per le vacanze ma vado in un villaggio della Valtur dove parlano italiano e mangio cibo italiano!

Questo sociologo ci dice che oggi tantissimi viaggi denotano una fissità paradossale: parto per rimanere. Parto per restare. Immobilismo dunque. Ma non basta. Per Bauman l’uomo viaggiatore è anche indisponibile al viaggio: parte ma non vuole partire, non vuole cioè cambiare. L’icona più bella del viaggiare oggi è il navigare in internet o fare zapping: sei lì e non ti muovi. Cerchi cose a tua misura. Non ti lasci scuotere, mettere in crisi, cambiare da ciò che incontri.

“Il cammino – afferma Bauman – non ha una vera partenza né una vera meta perché il viaggio globale diventa una metafora di un esistere sempre presso di sé, di vivere consumando”.

E allora perché viaggiare? Si viaggia per fuggire. Si viaggia per uscire dal luogo dove sono perché non sto bene ma se non mi metto in gioco esco e ritorno senza esito. Alle volte quando non riusciamo a capire qualcosa della vita abbiamo bisogno di uscire, di camminare, di raccoglierci in noi stessi. Ma abbiamo inventato l’antidoto. La chiusura, la paura di non riuscire. No. Mentre si viaggia non si deve chiudersi. Occorre aprirsi.

Es. In questi giorni qualcuno mi ha cercato per parlare. Volevamo capire la destinazione ma in realtà la persona si è messa in cammino: questa cosa mi fa paura, ma la devo affrontare.

Ed è per questo che Ulisse non può essere l’icona di un viaggio autentico!

Il viaggio di Abramo

Il racconto di Abramo è una delle grandi vicende con le quali la bibbia racconta della nostra vita. Spesso dovremmo leggere questo testo dicendoci: ‘è di me che si parla’.

1 Il Signore disse ad Abram:

“Vattene dalla tua terra,

dalla tua parentela

e dalla casa di tuo padre,

verso la terra che io ti indicherò.

2Farò di te una grande nazione

e ti benedirò,

renderò grande il tuo nome

e possa tu essere una benedizione.

3Benedirò coloro che ti benediranno

e coloro che ti malediranno maledirò,

e in te si diranno benedette

tutte le famiglie della terra”.

4Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. 5Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan. Arrivarono nella terra di Canaan 6e Abram la attraversò fino alla località di Sichem, presso la Quercia di Morè. Nella terra si trovavano allora i Cananei.

Un brano per ogni ‘partire’

La vita è un viaggio. E sapete quando uso questo brano? Per preparare i giovani al matrimonio. Sapete che nella celebrazione c’è un grande segno di questo brano. Nessuno lo sa. Ma c’è. Durante l’ingresso in chiesa si procede fino all’altare con i genitori. Li si saluta e per una parte i due sposi camminano insieme verso l’altare. Ecco quello è il taglio liturgico del cordone ombelicale. Qui inizia il viaggio autentico fra i due. Taglio i ponti, lascio terra, casa, padre, madre e inizio l’avventura della vita con te. Camminiamo insieme.

Le sue caratteristiche

  • Vattene
  • Lascia: tua terra, tua famiglia.
  • Verso la terra che ti indicherò
    • non una ma LA
    • ti indicherò: io sono con te. Non si viaggia soli ma mossi da qualcuno.
    • La meta non si conosce. Va scoperta lungo il cammino. E non è un ritorno.
  • Farò di te una grande nazione
    • la fecondità del partire
    • tu possa essere una benedizione: che le persone possano essere felici di conoscerti, di starti a fianco. Migliorare quel pezzetto di terra che hai solcato.

Abramo: la promessa, gli incontri e la meta

Abramo parte perché si fida di una promessa, di un di più di vita che abita altrove. Si fida del Mistero, si fida dei suoi grandi desideri che lo abitano e che non possono essere coltivati fra le 4 mura, così come una vita non può crescere per sempre dentro l’utero della madre. Occorre partire, lasciare. La nostra vita è così.

Lo muove una promessa, la percezione di non essere arrivato, di non abitare la propria casa. È l’inquietudine amica che non ti lascia in pace fino a che non trovi chi sei.

La percezione di non conoscere la meta fa abitare ad Abramo la situazione come potenzialmente importante. Fa stare vigilanti, fa vivere appieno quella situazione: Ulisse non abita nulla di quel viaggio o se lo fa si distrae. Invece Abramo abita senza collocarsi per sempre. Abita da pellegrino. In ricerca. Bisognoso di altri. Sì, Abramo ha bisogno degli incontri con altri, sa che è nell’altro che si trova la chiave per aprire la porta della propria comprensione.

Il viaggiatore sa che gli altri sono compagni di viaggio. E possibili amici. Non è un caso che il racconto di un viaggio sia il racconto degli incontri avvenuti e delle persone che hanno colorato i nostri giorni.

Partire: Abramo

Ulisse parte. Abramo parte. Un viaggio e un esilio. L’uno con la speranza di ritorno, l’altro verso un’altra terra, una terra straniera che diventerà sua. Uno ritorna, l’altro non cessa di camminare. Uno a casa sua, l’altro altrove. Uno verso l’ambiente famigliare dell’isola natale, l’altro verso l’incognita di un paese di cui non è originario. L’uno e l’altro certamente trasformati dalla strada, dalla polvere, dalle prove e dagli incontri. Tuttavia, il loro cammino può essere identico? Il primo fa l’esperienza del ritorno alle stesse cose, e il secondo l’esperienza di un’alterità infinita che, alla fine, non è tanto quella della meta quanto quella di Dio. Due partenze. Poi, un ritorno e una chiamata.

Non si valuta allo stesso modo quello che si è lasciato, né il cambiamento avuto lungo il cammino, rispetto a un ritorno o rispetto a Dio. Perché Abramo, più di Ulisse, richiama la figura del pellegrino? Il viaggio di Ulisse è circolare; egli ritorna a quello che conosce, ed è appagato da questo ritorno. Abramo è libero riguardo ai luoghi: qui o là, quello che importa è Colui che guida. Il cammino di Abramo è desiderio; non ha mai finito di lasciarsi sorprendere dall’inaudito di Dio, e non vuole un luogo dove fissare Dio. Il cammino di Abramo ci insegna che Dio stesso è nomade, giacché non si lascia delimitare da nessuna nostra parola o rappresentazione: non si può dire “eccolo qui” o “eccolo là”. Dio chiama altrove. Abramo è condotto al di là di quello che pensava, di quello che avrebbe potuto prevedere ascoltando la promessa che l’ha messo in cammino. Poiché Dio stesso è sempre ancora al di là di quanto scopriremo su di lui in un tal luogo o in un tale passaggio: Dio è sempre più grande.

Sui passi di Abramo, il cammino ci trasforma veramente se ci lasciamo condurre al di là delle nostre attese – buone o giuste che siano -. Se non cerchiamo di tornare al già conosciuto, né di ripetere quello che fu bello in altre occasioni. Partire è perdere, perdere senza aspettare un contraccambio, senza sapere quello che si troverà o che sarà dato. Osare di essere sconfitto, rischiare di perdersi, per lasciarsi plasmare da Colui che sorprende, piuttosto che preferire la comodità delle certezze, delle tracce segnate dalle boe.

Perdere ciò che si era previsto, lasciare quello che si conosce senza la volontà di tornare indietro: è forse la condizione necessaria per “guadagnare il mondo intero”: guadagnarlo non per sé, ma lasciarsi offrire da Colui che invia. Lasciarsi inviare, per esplorare la terra intera, per cercarvi, in ogni cosa, in ogni incontro, Colui che ha promesso la sua presenza su tutta la terra. Facendo eco alla promessa che mette in cammino Abramo, il pellegrino, oggi, ascolta l’appello di Gesù “ad andare per il mondo intero” amando questo mondo come lo ama Dio.”

CAMBIA VITA OGGI

Finché la povertà, l’ingiustizia e la disuguaglianza persistono, nessuno di noi può veramente riposare.

CONTATTACI
DONA ORA
2017-12-21T08:40:16+00:00