Mission is Possible: Giovani ed Esperienza Missionaria, Capitolo IV

Alessio nel campo profughi in Libano.

Mi chiamo Alessio e ho 21 anni. Frequento la scuola di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì e nell’estate del 2015 ho avuto l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato in Libano. Sono partito con il corpo di pace non violento della Comunità Papa Giovanni XIII chiamato “Operazione Colomba” che opera in zone di conflitto con lo scopo di stare il più vicino possibile alle persone coinvolte nel dramma della guerra.

Il Libano è un paese molto piccolo, grande più o meno come la nostra regione,  con circa 4 milioni di abitanti e che negli ultimi anni ha visto arrivare sul suo territorio circa 2 milioni di profughi Siriani in fuga dalla guerra. E’ da poco ricorso l’anniversario dello scoppio della guerra civile Siriana e questo è il sesto anno ormai che perdura il conflitto. La situazione dello stesso Libano è di grave crisi umanitaria se si considera che il numero di rifugiati è pari circa alla metà della sua popolazione. Il governo Libanese rifiuta di offrire lo status di rifugiato ai profughi Siriani che oltrepassano il confine con la paura che diventino stabili nel paese com’è successo con i profughi Palestinesi anni fa. Il risultato è che migliaia di persone vivono in campi profughi informali con scarse condizioni igienico sanitarie e con bisogni insoddisfatti di ogni genere. Insomma, i campi ci sono e sono collocati ai margini delle città, ma in teoria non dovrebbero esserci. E’ vietato ai Siriani cercare lavoro e spostarsi dal campo, pena l’arresto. Per cui le giornate passano lente e spesso senza  riuscire a trovare un modo per risollevarsi dalla precaria situazione.

Per questo motivo l’Operazione Colomba è presente in un campo profughi a nord del Libano con una piccola tenda, dove abbiamo dormito, mangiato, bevuto il te arabo sotto le stelle e ascoltato storie allucinanti di persone fuggite dalle bombe. Questo è lo scopo della presenza al campo: esserci, prima di tutto come persone a fianco di altre persone in crisi. Anche solo avere un volto nuovo con cui poter parlare o a cui dare il buongiorno, per loro faceva la differenza. Oltre alla vita condivisa, la presenza era fondamentale per cercare di mettere in contatto le autorità libanesi delle città vicine per rifornire il campo di aiuti. Abbiamo collaborato con le altre ONG presenti e accompagnato persone in ospedale (la presenza di un internazionale poteva infatti determinare se il Siriano avrebbe avuto accesso alle cure o meno).

Penso sia stata un’esperienza unica che prima di tutto mi ha messo in un’ottica di ascolto e confronto. Inoltre, a partire da quella piccola tenda, i passi sono stati da giganti. Infatti, grazie alla collaborazione con altre associazioni come l’unione delle Chiese Evangeliche e con il governo Italiano, è stato possibile avviare corridori umanitari con cui far giungere in Italia qualche centinaio di profughi Siriani. Lo stesso governo Francese ha recentemente dichiarato di voler seguire la condotta intrapresa dall’Italia. Certamente si tratta di una soluzione drammatica perché i Siriani non vorrebbero altro che la guerra finisse per poter tornare nelle loro case. Ma ormai le case sono solo macerie e la loro alternativa sarebbe stata quella di intraprendere il viaggio rischioso via mare con l’incognita non di arrivare a destinazione.

Consiglio vivamente a tutti coloro che sono interessati ad un’esperienza di volontariato all’estero di guardare il sito di Operazione Colomba dove sono aggiornate periodicamente le varie missioni e pubblicate le date dei corsi di preparazione per chi vuole partire.

CAMBIA VITA OGGI

Finché la povertà, l’ingiustizia e la disuguaglianza persistono, nessuno di noi può veramente riposare.

MISSIONE
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2018-02-21T17:10:21+00:00